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La nota del consigliere Acito sul tema “nucleare” in Basilicata

La questione Nazionale e la crisi di Governo che si è rivelata in queste ultime ore è di estrema delicatezza, ma non dimentichiamo le urgenze nazionali ed i temi di interesse locale, come quello dell’inserimento della Basilicata nella lista dei siti che potrebbero ospitare il Sito Unico di Stoccaggio delle Scorie Nucleari.

Di sindrome Nimby ne abbiamo sentito parlare tutti. Treccani la definisce così: Not In My Backyard, “Non nel mio Giardino” è una forma di protesta di un gruppo di persone che vede minacciata la propria sicurezza dall’insediamento di opere indesiderate. Si tratta spesso di servizi utili, tutti li vogliono, ma “non nel proprio giardino”.

Ed è quello che sta accadendo nuovamente in Italia. Il 5 gennaio 2021 è stata pubblicata la CNAPI – Carta Nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il sito unico per lo smaltimento delle scorie nucleari, e la Basilicata è nella lista, con 12 siti “papabili” e quattro al confine con la Puglia, per un totale di 16  sulle 67 aree “candidate” nell’intero territorio nazionale.

Nella “mappa” nazionale si fa una distinzione fra “aree molto buone”, 12 siti dislocati fra Piemonte e Lazio. Poi ci sono le 11 aree definite “buone”, fra queste un sito a Matera e due fra Bari e Matera.

La logica vorrebbe che la scelta ricadesse fra le aree “molto buone”, il che esporrebbe la Basilicata ad un “pericolo relativo”, e ricordiamo anche che proprio a seguito dei “fatti di Scanzano” del 2003 l’intera Regione fu definita “area denuclearizzata”. Ma resta il fatto che a tutti, a me per primo, qualche giorno fa è sembrato di vivere un incubo ricorrente. Quello che sta succedendo oggi è già accaduto, ed il ricordo è vivido in ciascuno di noi, anche se sono già passati 17 anni.

Era 13 novembre 2003, gli Italiani erano storditi dalle notizie che arrivavano da Nassyria ed il Governo decise che avrebbe localizzato il sito nazionale per le scorie Nucleari a Scanzano, in Basilicata, e l’argomento non era all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri. Il Presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi, e me lo sono sentito ripetere molte volte in questi giorni. Me lo hanno fatto notare, come se io non lo sapessi. Ma so anche che sono passati 17 anni, e molte cose sono cambiate. Resta il fatto che così come la Basilicata si rivelò “non idonea” nel 2003, anche oggi si ridurrà tutto ad un “pour Parler”. Non perché il tema non sia di estremo, straordinario interesse per la Nazione e per i singoli, ma semplicemente perché, come ha già fatto notare il Ministro Speranza, “la Basilicata è oggi registrata come area sismica di livello 2”. Quindi inospitale per un impianto come quello ipotizzato.

Molte le cose che sono cambiate, da quel 2003. Innanzitutto il colore politico del Governo, e questo ci dovrebbe far pensare che forse Berlusconi non aveva scelto la Basilicata per “questioni politiche” come si ipotizzò allora, ma semplicemente perché gli uomini messi a gestire la questione non si rivelarono poi all’altezza. L’allora presidente della Sogin, Carlo Jean, fu infatti tacciato di “leggerezza” per aver accettato l’ipotesi che la struttura geologica del sito di Scanzano fosse simile a quello di Yucca Mountain, negli Stati Uniti, dove gli studi geologici erano durati 25 anni, per approdare ad un progetto pilota di carattere sperimentale. In Italia invece, dopo un monitoraggio sommario rivelatosi poi non corretto, fu indicata Scanzano come soluzione per un problema annoso che richiedeva, e richiede, attenzione e capacità nell’esercizio di una soluzione. Cito Mario Tozzi, primo ricercatore del CNR e conduttore televisivo, che in proposito commentò “Il sito di Scanzano sembrava adatto, in quanto gli strati di argilla e sale che si alternano nella cava individuata rappresenterebbero un ottimo presupposto “isolante”, ma alla luce delle recenti analisi che dimostrano spaccature, faglie attive in tempi recenti, ci vorrebbero altri 10 anni di studio sul posto”, che invece non sono mai stati fatti.

A distanza di 17 anni la Basilicata ha fatto registrare cambiamenti impressionanti. Oggi è un prezioso esempio di come il frutto del duro lavoro di imprenditori capaci, il grande entusiasmo della popolazione locale, possano portare interi comparti produttivi a raggiungere picchi di eccellenza. Il “sistema Basilicata” ha subito moltissimo ma al contempo ha retto egregiamente all’urto del Covid, che ha messo in ginocchio le economie mondiali e creato disagi notevoli a tutte le latitudini. Non possiamo ora accettare l’idea che si compia una scellerata azione, sconsiderata come quella di 17 anni fa, ma che sarebbe quindi oggi più “grave” di allora, perché volutamente reiterata, senza considerare che già in passato la Basilicata è ufficialmente uscita dal novero delle aree papabili per ospitare il Sito unico per lo stoccaggio delle scorie nucleari. Se i requisiti non c’erano nel 2003, non ci sono di sicuro nemmeno oggi, anzi soprattutto oggi, alla luce dei grandi risultati ottenuti a livello di sviluppo del territorio e dell’economia locale.

Il comparto agroalimentare, nel 2020, registra un valore del 4,9% sul Pil totale regionale, contro il 3,6% nazionale, ed una tenuta dell’occupazione anche in un momento delicato di crisi come quello che stiamo vivendo. Un sito di stoccaggio delle scorie nucleari in Basilicata decreterebbe la “morte” di questo sistema produttivo avviato anche grazie ai finanziamenti dello Stato, così come pure il settore del turismo, che normalmente produce un fatturato che si aggira intorno ai 100.000,00 euro, e che ha già subito una brusca contrazione nella stagione estiva 2020 a causa dell’emergenza sanitaria Covid.

Per non parlare dell’industria culturale, che ha visto un importante incremento percentuale grazie allo spin derivante dalla Capitale Europea della Cultura 2019, e che è pronto a ripartire con nuovi entusiasmi e spinte positive.

Una cosa invece è rimasta immutata negli anni, ed è lo spirito con cui i lucani hanno reagito alla notizia del Sito Unico delle Scorie Nucleari. Un fermo NO, da parte dei cittadini, delle Istituzioni, della società civile, che si è detta pronta a far rivivere la magia dei 100.000 di Scanzano. Noi saremo sempre al fianco di chi crede in una Basilicata nuova, migliore.  

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