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Dalla collaborazione tra Regione Puglia, Medici con l’Africa Cuamm e Università di Bari nasce un modello efficiente di accoglienza e servizi sanitari per i migranti

E’ stato ospitato questa mattina presso il Palazzo della Presidenza regionale il convegno “Flussi migratori, modelli di accoglienza e servizi sanitari”, organizzato da Medici con l’Africa Cuamm in collaborazione con la Regione Puglia e l’Università di Bari. L’incontro è stata l’occasione per discutere l’attuale situazione dei flussi migratori nel mondo, nel Mediterraneo e in Puglia ma soprattutto per confrontarsi sul modello di accoglienza sviluppato dalla Regione con il contributo di Medici con l’Africa Cuamm Bari e della Clinica di Malattie Infettive e Tropicali dell’Università di Bari, riconosciuto lo scorso marzo dall’OMS come una delle 49 best practice nel campo della promozione della salute delle popolazioni migranti e rifugiate. 

Il progetto di una clinica mobile per la cura dei lavoratori migranti nella provincia di Foggia, finanziato all’interno dei più vasti programmi Su.Pr.Eme. e P.I.U. Su.Pr.Eme., ha ottenuto il riconoscimento dell’OMS in quanto ha permesso di aumentare l’efficacia dei servizi erogati negli insediamenti informali del territorio attraverso una stretta sinergia e l’adozione di interventi integrati. Tale lavoro congiunto, avviato nel 2015, ha contribuito a rispondere ai bisogni sanitari della popolazione migrante e rifugiata delle province di Foggia e Bari che vive in condizioni igienico-sanitarie precarie, senza acqua corrente né elettricità, lontani dai servizi alla persona, in condizione di estrema marginalizzazione sociale. L’equipe sanitaria multidisciplinare a bordo della clinica mobile ha potuto offrire servizi di screening e presa in carico di malattie infettive per HIV e HCV, visite mediche di base e ginecologiche, sistema di riferimento alle strutture sanitarie del territorio, supporto psicologico, ma anche servizi di mediazione culturale e attività di educazione su temi legati alla salute, in un’ottica di inclusione nel sistema sanitario regionale.

 

Sono intervenuti per un saluto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, la prefetta di Bari Antonia Bellomo, l’assessore alla Città solidale e alla Politica inclusiva del Comune di Bari Francesca Bottalico, il presidente della Scuola di Medicina di UniBa Alessandro Dell’Erba e Roberto Laforgia, presidente CUAMM Bari.

“Un riconoscimento all’intelligenza, alla dedizione e al profondo convincimento di tutta una comunità sulla necessità che alle parole seguano sempre i fatti – ha dichiarato il presidente della Regione Michele Emiliano, intervenuto in diretta video -. La Puglia da questo punto di vista è certamente una delle regioni più avanzate d’Italia, abbiamo sempre considerato le persone come tali, senza mai distinguere la loro condizione legata al bisogno, alla necessità di salvaguardare la propria vita, la propria libertà di poter progredire e costruire progetti di vita approfittando anche delle condizioni di particolare benessere alle quali la nostra comunità ha avuto accesso. Il nostro è un meccanismo che considera il diritto alla salute come universale, senza distinzione di appartenenza. Il dottor Venneri segue queste vicende da molto tempo, da quando purtroppo abbiamo perso Stefano Fumarulo, che è stato il protagonista assoluto di una rivoluzione che ha dato grandi risultati e consente alla Regione Puglia di presentare alcune esperienze di gestione dell’accoglienza sicuramente migliori di quelle dello Stato. Questa collaborazione con il Cuamm – continua il presidente – la considero uno dei motivi di maggiore orgoglio per tutti noi. Il volontariato non può agire senza il sostegno delle istituzioni, il principio di sussidiarietà funziona a condizione che le istituzioni sappiano cosa fare, come operare, come approfittare di questo patrimonio dato dalle attività delle associazioni che ci aiutano tutti i giorni a gestire al meglio le persone. Alcune di loro vengono da noi per lavorare, alcune in maniera illegale, conoscete la posizione della Regione Puglia su questo punto, fortemente contraria alla legge nazionale che purtroppo ha trasformato il viaggio e l’entrata sul territorio nazionale in un reato. In questo modo abbiamo consentito ad organizzazioni criminali di ogni genere di creare mercati paralleli del viaggio, dell’alloggio, delle forniture che vengono assegnate a queste persone in questi ghetti spaventosi che ancora oggi sono purtroppo presenti sul nostro territorio e costituiscono un elemento veramente insopportabile. Gli interventi che sono stati fatti anche coraggiosamente durante la pandemia sono stati oggetto di questo premio meritatissimo, per il quale tutta la Regione esprime la gratitudine nei confronti dei protagonisti di questa bellissima storia”.

 

Durante il convegno hanno relazionato sulle loro esperienze Lucia Raho – coordinatrice medica del progetto premiato, Santino Severoni – coordinatore del Programma OMS Europa sulla migrazione e la salute, Barbara Siclari – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dg immigrazione, Annalisa Saracino – direttrice Clinica Malattie Infettive Uniba, Giovanni Putoto – responsabile programmazione Cuamm, e per la Regione Puglia Rosa Barone, assessore al Welfare e Rocco Palese, assessore alla Sanità.

“Oggi stiamo celebrando un modello integrato che parte dalle attività delle istituzioni, quindi dalla Regione Puglia, in collaborazione con il Cuamm e con l’Università di Bari – è il commento dell’assessora Rosa Barone -. Occorre creare un vero e proprio modello che possa prendere in carico le situazioni precarie e particolari che vivono i nostri fratelli che sono arrivati dall’altra parte del mondo. Persone che vanno assolutamente tutelate garantendo una dignità e sicuramente un modo diverso di poter intendere la vita quotidiana, al di là dell’aspetto sanitario e della prevenzione. Tutto questo va visto in una maniera integrata, laddove ci sono professionalità che possono avere una visione d’insieme. Il fatto che l’OMS a marzo scorso abbia voluto premiare il modello integrato presente nei ghetti, soprattutto nel periodo della pandemia, rappresenta un orgoglio per la Regione. L’azione a più livelli è l’unico modo per poter dare soluzioni alle persone che arrivano in Italia e vivono situazioni di difficoltà”.

“L’iniziativa di oggi vede coinvolte importanti istituzioni come l’Università, il volontariato e la Regione Puglia, operanti in un contesto molto serio che è quello dell’accoglienza per i minori e per gli immigrati – ha detto l’assessore Rocco Palese -. La Puglia ha una grande tradizione di accoglienza essendo regione di frontiera, avamposto all’interno del Mediterraneo. Un’esperienza che va non solo assecondata ma ampliata, in un contesto che riguarda anche la formazione e l’assistenza socio-sanitaria e sanitaria in particolare. Si rilanciano questi aspetti che per noi sono una carta d’identità, non dimentichiamo che sulla situazione dell’accoglienza negli anni passati la Regione Puglia è stata insignita della medaglia al merito del valor civile da parte della Presidenza della Repubblica. Questa è la linea da seguire, a maggior ragione per i minori non accompagnati o nel contesto di tutte le attività sanitarie e socio-sanitarie che ci vedono in prima linea. Siamo orgogliosi di avere riconoscimenti da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal contesto europeo, a cui non sfugge la grande attività in questo senso da parte della Regione, che non riguarda solo l’aspetto sanitario ma anche quello della formazione e della cooperazione, cioè mettere insieme tutti gli attori. In questo senso penso che il riconoscimento dell’OMS sia un ulteriore tassello che sancisce quella che è l’azione che la nostra regione svolge a tutela delle persone che soffrono”.

A illustrare le motivazioni del riconoscimento è stato Santino Severoni, coordinatore del programma OMS Europa sulla migrazione e la salute: “Un riconoscimento dell’ottimo lavoro che si svolge sul territorio. Un anno fa abbiamo deciso di cominciare a raccogliere casi di buone pratiche da tutto il mondo, ne abbiamo ricevuti 97, ne abbiamo selezionato 49 e fra questi ci colpì quella pugliese perché il sistema regionale denotava una capacità, una competenza tecnica e professionale nel far fronte a esigenze sanitarie particolarmente complesse. Sul territorio esistono aree difficili da coprire da parte dei servizi sanitari regionali e nazionali, qui la Puglia ha inventato una collaborazione straordinaria tra istituzioni, terzo settore, volontari, Università, che ha permesso di mettere in piedi un sistema di assistenza regolare per popolazioni che hanno un ruolo economico importante per la Regione. Penso ai lavoranti stagionali, spesso in condizioni precarie dal punto di vista della documentazione di residenza, quindi oggetto di possibile non tutela in ambito lavorativo. Riconosciamo anche un trascorso qui in Puglia, che parte dal periodo di cooperazione con i fenomeni che la legavano l’Albania, e questo ha prodotto una capacità regionale che continua a lavorare anche con contesti differenti. Ora che abbiamo incluso il progetto pugliese tra i 49 finalisti, rimarrà sulla piattaforma, a disposizione di tutti i Paesi che vogliano replicare esperienze simili o mettersi in contatto per replicare questa esperienza”.

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